GENOVA – «Guardate questo segno sulla carotide. Non è un succhiotto, è un morso. Un morso vero, rabbioso, dato da un uomo che ha perso ogni contatto con la realtà». La dottoressa Elena V., nota psicoterapeuta genovese, ci accoglie nel suo studio ancora visibilmente scossa. Ha deciso di fregarsene del segreto professionale: «La privacy si ferma dove inizia la pubblica incolumità», esordisce con tono sprezzante.
Il paziente in questione è Andrea Patchani, volto noto del circuito dei Fantaprofessionisti, alias "Rastaman". Ma il quadro che emerge dalle sedute è lontano anni luce da quello di un normale appassionato di sport e imprenditoria.
Dottoressa, com’erano le sedute con il Patchani? «Un inferno. Si presentava costantemente ubriaco, con l’alito pesante. Non stava mai fermo. Urlava, imprecava, alternando bestemmie indicibili a sessioni di canto a squarciagola. È ossessionato da Bruce Springsteen: mi è toccato ascoltare versioni distorte di Born to Run per ore, mentre lui saltava sul mio divano in pelle pregiata.»
Ci sono state molestie? «Continuamente. Era greve, fastidioso. Più volte ho dovuto scostare le sue mani dal mio corpo. Un approccio animalesco, privo di qualsiasi filtro sociale.»
Arriviamo all’ultima seduta pre natalizia. Cosa è successo? «Era in uno stato di eccitazione maniacale. Rideva in modo sinistro e continuava a ripetere che doveva "andare a Marrakech per chiudere un affare". Bofonchiava di un ciccione di assegni e di “inculare uno spilungone”. Poi, dopo quella confessione, il silenzio totale. È sparito nel nulla, probabilmente perso in qualche bettola della riviera.»
Qual è la sua diagnosi finale? «Rastaman è uno psicopatico senza controllo. Una personalità narcisistica deviata che usa il Fantacalcio come valvola di sfogo per i suoi impulsi più bassi. È pericoloso, instabile e, onestamente, spero che lo rinchiudano in una cella senza connessione internet prima dello spareggio di via dell’Acciaio. Quell’uomo non ha bisogno di un difensore centrale, ha bisogno di un TSO.»
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