Oggi la NOSTRA Lega é in mano ad un gerarca, dittatore, usurpatore che ha annientato ogni sogno, ogni speranza di chi ha vissuto quasi 30 anni con l'idea che il Fantaprofessionismo fosse un vero e proprio ideale da difendere. Ultimo baluardo nella strenua lotta di noi "ggiovani" contro l'imperante calcio moderno. Surdich ci ha - e ci sta a suo modo - mettendo in un angolo imponendo un dominio sul fantacampo che lascia e ha lasciato adito a più di un dubbio. Ma attenzione amici... perché anche il più spavaldo, il più convinto ed il più insospettabile dei tiranni nasconde sempre un punto debole. E non c'è nulla di più letale per un leader carismatico che l'evocazione di una giovinezza passata in contesti ad alto tasso di "sfiga".
Passare dall'essere il Re del fantaprofessionismo dell'ultimo lustro a essere il tenore di un coro a cappella degli anni '90 è una caduta (forse) senza ritorno. La storia ci é testimone: una storia sussurrata, emersa già in passato, ma che MAI era stata apprezzata, sviscerata e analizzata con dovizia. Pensavate che la macchia più grande di Berengario fossero i punti di penalizzazione per l’affaire Marchetti? Vi sbagliavate. E di grosso. C'è un segreto più oscuro, più profondo, che risale agli anni in cui Bobo non indossava la maschera del dirigente spietato, ma la tunica di un imberbe interpete di cori di Chiesa. Dal 1992 al 1998, per sei lunghissimi anni (SEIIIIII... detto alla... VENTUUUUUUNO), Surdich è stato il capopopolo indiscusso di quello che oggi i file della memoria ribattezzano ironicamente "Coro et non sboro". Una banda di sfigati senza precedenti, guidata dal suo amico d'infanzia, lo sventurato Bea, che del coro era nientemeno che il Direttore.
SEI ANNI"A CAPPELLA" (furbo...)
Mentre i suoi coetanei scoprivano la vita, Roberto passava i fine settimana a studiare polifonia rinascimentale e canti popolari. La sua "famigliola perfetta del cazzo" e la sua vita senza lati oscuri di oggi erano ancora ben lungi dal formarsi e manifestarsi e quello che le carte, i documenti e le risultanze fotografiche dell'epoca ci offrono equivalgono ad una sentenza spietata e senza appello: nel pieno della pubertà, con un mondo all'esterno che aveva da offrirgli qualsivoglia opportunità lo scemo si dilettava in vocalizzi estremi senza l'ausilio di strumenti musicali.
Il climax della sua carriera da sfigato canoro è documentato nero su bianco: 21 dicembre 1997. Mentre il mondo si preparava al Mondiale di Francia, Surdich era al Santuario di Nostra Signora del Monte per la Messa di Natale dell’Ordine di Malta. Tra canti profani e incenso, Berengario cercava di raggiungere note altissime, probabilmente le stesse che oggi usa per urlare contro l'arbitro quando il Pampa non vince.
IL SOSPETTO (1)
Le immagini non mentono. Roberto, all'epoca, risultava PER ASSURDO, il meno sfigato del consesso. Il che, Cristo... é tutto dire. Ma in mezzo a quel manipolo di nerd da strapazzo e cessi sequipedali cosa mai sarà successo? Vi saranno state avances, approcci, liaison e perché no fornicazioni tra quegli sfigati da zero a zero? Era realmente il "Coro et NON SBORO" oppure qualcuno ha sborrato? La storia ci offre spunti, ma pretende anche risposte, porcodio.
IL SOSPETTO (2)
E c’è un dettaglio che trasforma questa "macchia" culturale in un potenziale nuovo scandalo. In quegli stessi ranghi del Coro et Laboro, tra una prova e un concerto a cappella, militava anche una giovane Camilla. Sì, proprio lei: l'attuale consorte del dott. Pacciani, l'uomo oscuro dell'inchiesta Marrakech. Qui ci fermiamo. Non andiamo oltre con facili, troppo facili dietrologie. Anzi, facciamoci tutti una bella cantata... a cappella! Roberto saprà guidarci a dovere...





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